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Googlisti: far sapere è più importante che far ignorare

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Larry, ti presento Sergey

24 gennaio 2012

ATTENZIONE: Questo articolo è stato scritto circa 2 anni fa. Alcuni links e argomenti trattati potrebbero non essere più validi.

Quando cerchiamo informazioni su Google, sulla sua storia ed evoluzione, inutile dire che le risorse non mancano, da Wikipedia a Google stesso.

Tuttavia niente è paragonabile a questa nuova “infografica interattiva” che guida il lettore alla scoperta delle tappe più importanti della Google story, fin dal primo momento quando Larry incontrò Sergey. Da guardare full screen.

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Google Music fuori dalla beta (ma solo negli USA)

17 novembre 2011

ATTENZIONE: Questo articolo è stato scritto circa 3 anni fa. Alcuni links e argomenti trattati potrebbero non essere più validi.

Al Google I / O dello scorso Maggio è stata lanciata la Beta di Google Music, che permette alle persone di accedere facilmente alle proprie collezioni musicali da qualsiasi dispositivo: attraverso il cloud, si può caricare musica (fino a 20.000 canzoni) gratuitamente, in modo da poterne fruire ovunque e in qualsiasi momento.
Oggi il servizio beta evolve in una piattaforma più ampia che ha l’obiettivo di far scoprire, acquistare, condividere e ascoltare musica digitale in modi innovativi e personalizzati.

Google Music ha l’ambizione di aiutarci a dedicare più tempo ad ascoltare musica che non a gestirla, semplificandone la fruizione attraverso la sincronizzazione automatica della nostra libreria (sia musica acquistata sia uploads) su tutti i dispositivi, in modo da non doverci preoccupare di cavi, trasferimento file o di esaurire lo spazio di archiviazione. Le nostre playlist restano intatte, sia che vogliamo ascoltare musica da laptop, pc, tablet o smartphone. Ovviamente è anche possibile selezionare uno specifico artista, album e playlist da ascoltare quando siamo offline.

Per avere un’idea, non perdete il tour della piattaforma: rimarrete a bocca aperta! ;)

Acquisto e condivisione
Per rendere più facile la “crescita” della nostra collezione musicale Google ha aggiunto anche un nuovo negozio di musica in Android Market, completamente integrato con Google Music.

Il negozio offre più di 13 milioni di brani di artisti di Universal Music Group, Sony Music Entertainment, EMI e oltre 1.000 etichette indipendenti. La collaborazione si è estesa anche a grandi distributori digitali del mondo della musica indipendente, tra cui IODA, INgrooves, The Orchard e Believe Digital.
Acquistando singole canzoni o interi album dal computer o dispositivo Android, questi saranno aggiunti immediatamente alla libreria di Google Music, restando accessibili ovunque.

Una delle caratteristiche più interessanti è stata annunciata proprio oggi ed è la possibilità di condividere su Google+ la musica che si acquista su Google Music.

La condivisione include il fatto che i nostri amici e followers di Google+ saranno in grado di ascoltare il brano o l’intero album che andremo a condividere (funzione chiaramente studiata per contrastare la recente partnership di Facebook con Spotify)!

Hub Artista
Google Music ha pensato non solo a chi ascolta musica, ma anche a chi la crea: ogni artista che abbia i diritti necessari può infatti distribuire la propria musica sulla piattaforma, utilizzando l’interfaccia Hub Artista per costruire una pagina personale, caricare brani, stabilire i prezzi e vendere i propri contenuti direttamente ai fan.

A partire da oggi, Google Music è aperto negli USA all’indirizzo market.android.com e si spera che la piattaforma possa aprire presto anche nelle altre nazioni.


Effetto Doodle: quanto traffico generano gli “scarabocchi” di Google?

20 ottobre 2011

ATTENZIONE: Questo articolo è stato scritto circa 3 anni fa. Alcuni links e argomenti trattati potrebbero non essere più validi.

Il Doodle non è solamente il modo che Google ha inventato per celebrare eventi, artisti e personaggi storici, ma è anche – probabilmente – uno dei più grandi colpi di PR al mondo (via). Non solo gode di una posizione privilegiata nella landing page più popolare del web, ma può anche guidare una gran bel po’ di traffico verso i siti legati ai termini di ricerca del doodle stesso.

La maggior parte dei loghi a tema di Google (qui trovate l’archivio storico) sono realizzati, come dicevamo, per celebrare figure iconiche della storia, festività o eventi storici, alcuni a carattere regionale, altri globali. E la maggior parte delle ricerche a cui linkano i Doodles sono articoli di Wikipedia. Quindi, se guardiamo la quantità di traffico che le pagine di Wikipedia ottengono nel giorno del Doodle, possiamo capire quale potente driver di traffico web sia diventato questo”appuntamento” fisso con i creativi di Big G.

Steve Rubel ha utilizzato un tool di statistiche sviluppato da un utente di Wikipedia (le statistiche di traffico per tutti gli articoli di Wikipedia sono pubbliche) per confrontare il normale andamento di una certa pagina web e il balzo di page views in corrispondenza di un Doodle di Google. Possiamo farlo anche noi, cercando in questo tool di analisi il nome del personaggio o dell’evento citato dal Doodle.

Diamo un’occhiata ad alcuni grafici che illustrano la mole di visite alle pagine di Wikipedia “sotto effetto doodle”: pare che il traffico che un Doodle di Google sia in grado di generare vari sempre tra 800k e 1,5 a seconda di quanto il logo sia virale (alcuni Doodles sono globali e quindi più polari, mentre altri appaiono solo in determinati paesi e quindi guidano un minor numero di visitatori).


Roomorama: viaggiare low cost senza rinunciare a qualità e sicurezza

14 ottobre 2011

ATTENZIONE: Questo articolo è stato scritto circa 3 anni fa. Alcuni links e argomenti trattati potrebbero non essere più validi.

Nei giorni scorsi abbiamo avuto la possibilità di scoprire qualcosa in più su Roomorama, piattaforma web attraverso cui i viaggiatori possono affittare per brevi periodi (da 1 a 90 giorni) case e appartamenti di livello medio-alto direttamente dai privati.

Un gemello di Airbnb? vi starete chiedendo. Non proprio!
Innanzitutto la partenità di Roomorama, che oggi ha sede a Singapore, è dell’italianissimo Federico Folcia, co-founder insieme a Jia En.
Il livello degli oltre 30.000 appartamenti affittabili, poi, è decisamente più alto del main competitor Airbnb. Economici sì, ma con un occhio alla qualità dei luoghi che ospitano i viaggiatori.
L’aspetto stesso del sito, completamente rinnovato, rispecchia alla perfezione questo orientamento verso i business travellers e il livello professionale dei servizi offerti.

How Roomorama Works from Roomorama on Vimeo.

Qualche altra peculiarità ce la racconta direttamente Federico:

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Google introduce il tag per mostrare la paternità dei nostri post

10 ottobre 2011

ATTENZIONE: Questo articolo è stato scritto circa 3 anni fa. Alcuni links e argomenti trattati potrebbero non essere più validi.

Se si scrive un blog o si è co-autori di un sito insieme ad altre persone, può essere utile conoscere una funzionalità di Google – Autorship – probabilmente poco nota, ma che non si dovrebbe ignorare.

Google ha introdotto un nuovo tag che permette di identificare con precisione l’autore di un articolo. Se la connessione tra una pagina web e il profilo Google dell’autore è correttamente impostata, nei risultati di ricerca vengono mostrati sia il nome sia l’immagine del profilo dell’autore stesso.

Qual è il vantaggio?
In qualità di creatori di contenuti questa è una caratteristica importante per noi, perché è possibile indirettamente rivendicare la paternità dei contenuti sulle pagine di ricerca di Google.

Un altro vantaggio è che il nostro CTR può migliorare perché, come sappiamo, le pagine di risultati di Google sono zeppe di testo e quindi l’attenzione di un lettore potrebbe essere attirata più verso un risultato che con qualche elemento visivo (fotografia dell’autore).

Come faccio ad attivare questa funzione?
L’implementazione del markup di “paternità” in un sito è estremamente semplice e il tutto non dovrebbe richiedere più di qualche minuto (via labnol).

1. Creare una pagina “About Me/Chi siamo” sul nostro blog e collegarla alla propria pagina di profilo Google.
Durante la creazione del collegamento ipertestuale alla pagina del tuo profilo di Google, ricorda di aggiungere rel = “me” per il collegamento come indicato di seguito.

2: Assicurarsi che tutte i post e le pagine scritte includano un link alla pagina “Chi siamo. Questo collegamento ipertestuale dovrebbe avere il attributo rel = “autore”, come indicato di seguito.

3: Accedere al proprio account Google Profiles e sotto i link, aggiungere un nuovo link personalizzato che punti alla pagina “Chi siamo”, spuntando l’opzione che dice “Questa pagina è specificamente su di me”.

Ci siamo! Ora non resta che attendere che Google effettui di nuovo la scansione dei nuovi contenuti e quindi possa verificare i nuovi links. Aprire lo strumento ricco di frammenti e di copia-incollare l’URL di uno dei tuoi racconti recente nella casella di anteprima. Se i risultati dicono autore verificato (vedi screenshot seguente), è tutto pronto.

Con l’introduzione di Google+ sono cominciati ad apparire nei risultati di ricerca anche informazioni riguardanti le cerchie, come mostrato nello screenshot (via labnol).
Probabilmente le cerchie di Google rappresentano un segnale della popolarità e dell’influenza dell’autore, proprio come i followers su Twitter o i fan delle pagine di Facebook.


Google round-up: 10 novità che (forse) avete perso

31 agosto 2011

ATTENZIONE: Questo articolo è stato scritto circa 3 anni fa. Alcuni links e argomenti trattati potrebbero non essere più validi.

1. Riquadro anteprima in Gmail: dai Labs si può abilitare, accanto all’elenco dei messaggi nell’Inbox, un riquadro di anteprima delle email, per rendere più rapida lettura e gestione della posta in arrivo

2. Chiamate da Gmail in oltre 38 lingue, con tariffe bassissime per oltre 150 destinazioni

3. Google compra Motorola

4. Il pulsante +1 aggiunge la funzione di condivisione dei contenuti con le proprie cerchie di Google+

5. Google testa la ricerca vocale delle località in Google Maps (funzione supportata solo per utenti Chrome in USA)

6. Sempre in Google Maps è stato aggiunto un livello relativo alle previsioni meteo (USA only)

7. Google Calendar mette in dissolvenza gli eventi passati e quelli ricorrenti, facilitando la gestione delle attività in programma a colpo d’occhio

8. Gmail aggiunge templates per i nostri contatti, con campi differenziati nel caso siano standard o business

9. Google Docs testa una nuova interfaccia, coordinata alle recenti novità introdotte con le GUI dei servizi Google (potete testarla da qui) e aggiunge l’upload di file fino a 10 GB

10. Anche Google Books introduce una nuova interfaccia, con risultati un po’ deludenti per la fruizione dei contenuti…

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Hotel Finder, il tool di Google per la ricerca hotel

29 luglio 2011

ATTENZIONE: Questo articolo è stato scritto circa 3 anni fa. Alcuni links e argomenti trattati potrebbero non essere più validi.

Quale periodo migliore di quello in prossimità delle ferie per lanciare un tool di ricerca hotel? Google ha reso pubblico oggi Hotel Finder, ennesimo esperimento di ricerca dedicato esclusivamente a trovare l’albergo ideale per la propria vacanza.

Hotel Finder dispone ovviamente di alcune funzioni essenziali per la ricerca di alberghi quali: le recensioni di Google Places/Maps, un bel sistema di filtri per regolare i risultati di ricerca in base a prezzo per notte, stelle e valutazione degli utenti, na shortlist dove annotare tutti gli hotel papabili secondo le nostre necessità.

Ma le due funzioni più innovative e interessanti, secondo noi, sono:

- Compare fast, che permette di visualizzare le schede dgeli hotel nella stessa pagina, senza dover aprire ogni volta schede diverse

- Compare to typical, ovvero la possibilità di ordinare i risultati di ricerca in base alla percentuale (in più o in meno) del prezzo dell’hotel nelle date scelte rispetto alla sua tariffa ordinaria;

- mappa dell’area selezionata: Hotel Finder mostra un’area in evidenza sulla località che andiamo a scegliere, dandoci la possibilità di modificare manualmente la forma di quest’area, includendo o escludendo altre zone utili per la nostra ricerca.

L’esperimento Hotel Finder è utile solo se dovete andare negli USA, dato che il tool non elabora (per ora) ricerche al di fuori degli States…


E ora Gmail mostra i file contenuti nelle cartelle compresse

19 luglio 2011

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Quando qualcuno ci invia per email un allegato in formato compresso, ZIP o RAR, l’azione che dobbiamo fare è scaricare tutta la cartella, scompattarla e vedere cosa contiene all’interno. Ma Gmail ha fatto di meglio.

Il Visualizzatore di Documenti, l’applicazione stand-alone che è anche integrato in Gmail, è ora in grado di gestire entrambi i formati compatti, ZIP e RAR, nel browser stesso (anche nella versione Mobile).

Con questa nuova funzione possiamo visualizzare l’elenco dei file contenuti in una cartella compressa allegata alla posta, senza doverla necessariamente scaricare e decomprimere sul nostro computer (screenshot via Gmailblog). Nella pagina drel visualizzatore, che è in grado di leggere 15 formati diversi, troviamo un elenco che ci indica nome, peso e tipo di file. Passando in hover sul file troviamo anche un uleriore menu di Azioni possibili, ovvero: Salva in Google Docs, Scarica, Vedi anteprima del file, Stampa (queste ultime due compaiono solo per i PDF).

Un altro utilizzo di questa nuova funzione è quando dobbiamo scaricare un file ZIP o RAR da un sito web, ma prima di farlo vogliamo verificare cosa si trovi all’interno del file. In questo caso, è sufficiente copiare l’URL della cartella zippata e incollarla nel Visualizzatore Documenti, come in questo esempio.




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