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Articoli per maggio, 2005

Wink: creare presentazioni multimediali

31 maggio 2005

ATTENZIONE: Questo articolo è stato scritto circa 4 anni fa. Alcuni links e argomenti trattati potrebbero non essere più validi.

Perchè spendere soldi quando si possono usare ottimi programmi freeware per le esigenze più disparate?
Wink è un software in italiano che serve a catturare singole schermate o zone del desktop a vostra scelta, ed a realizzare file .exe dotati di un loro player, file Swf, oppure documenti Pdf, salvando le schermate che abbiamo scelto per illustrare un’attività svolta sul computer.

1. Installare il programma, andare su File Choose Language – e selezionare Italian.
wink1

2. Chiudere e riavviare per applicare le modifiche. Riaprire e, sempre in File Preferences potete settare i tasti (Change hotkeys for) per la cattura delle schermate.
wink2

3. File New per cominciare ad impostare il vostro progetto di cattura degli schermi.
Di default è impostata la cattura a tutto schermo, ma aprendo la selezione in cui compare Screen, si può scegliere una zona ridotta del desktop, oppure impostare, nella Region, le misure a mano.

(continua…)

Generation Content

18 maggio 2005

ATTENZIONE: Questo articolo è stato scritto circa 4 anni fa. Alcuni links e argomenti trattati potrebbero non essere più validi.

Si parla di Generation Content come di un gruppo numeroso di persone che fanno (spesso) ciò che fino a 10 anni fa sarebbe stato impensabile: produrre contenuto, pubblicarlo gratuitamente e farlo consumare dal pubblico, spesso molto vasto. E a volte ricavandone dei benefici economici.

Secondo una ricerca del Pew Internet & American Life Project, circa un 44% degli adulti americani utenti di Internet hanno creato una qualche forma di contenuto e lo hanno messo in rete. E questo è probabilmente niente se pensiamo a quello che ci aspetta con il progressivo entrare sul mercato di generazioni nate con una tastiera in mano e che hanno iniziato a vedere Internet (usato dai genitori, ovviamente) sin dal primo giorno di vita o giù di lì, una generazione che avrà a disposizione strumenti tecnologici per la creazione del contenuto che facciamo fatica a immaginarci.. specialmente tenendo conto che già oggi con un migliaio di euro o poco più di attrezzatura si possono autoprodurre corti o anche lungometraggi che riescono ad arrivare a prestigiose rassegne come il Sundance Festival.
L’interesse del mondo dei media “istituzionali” verso l’autoproduzione è stato espresso in moltissime occasioni: perchè non sfruttare la creatività altrui, soprattuttutto se gratuita e quantitativamente illimitata? - si chiedono i marketers.

La generazione di contenuti da parte degli utenti è un fenomeno in ulteriore espansione: i blog sono pane quotidiano, fucine di idee e creatività, promotori di quella tendenza in atto che viene definita grass root information - l’informazione dal basso.

Viene spontaneo interrogarsi sull’impatto economico di questa mole di contenuti generati dai consumatori stessi, ma anche su come le agenzie in futuro “dovranno (potranno) gestire” i contenuti fai-da-te nelle vere campagne pubblicitarie:

1. dato che lo User Generated Content essenzialmente è un modo efficace per ottenere gratuitamente contenuto e pubblicità, in un prossimo futuro probabilmente i consumatori inizieranno a chiedersi come mai non vengono pagati;
2. se ogni azienda propone contenuto generato dai consumatori, la differenziazione tra audience e produttori di contenuti si assottiglia e le aziende stesse diventano veri e propri distributori di contenuto;
3. a questo punto nasce l’esigenza di filtrare meglio i contenuti. In un parallelo con i blogs, che pure sono modi per esprimere se stessi, abbiamo visto che, quando milioni di persone esprimeranno se stesse, fintanto che arriviamo a trovare ciò che ci interessa non abbiamo più di tempo di “consumare” l’informazione;
4. quindi i “marketers” che capiranno come filtrare e contestualizzare il contenuto generato dagli utenti acquisiranno una posizione privilegiata sul mercato;
5. i consumatori prima o poi inevitabilmente si stancheranno di generare contenuto gratis per aziende come MySpace senza che quest’ultime condividano i guadagni con loro;
6. ricapitolando: i marketer che sapranno filtrare i contenuti di qualità e condividere i guadagni con gli utenti prevarranno sicuramente sul mercato. Le origini di questo nuovo modello di business si intravedono in Amazon (attraverso i suoi affiliate programs) e in Google (vedi adsense);
7. non è fantasia immaginare un modello di retribuzione”cost per play” per contenuti che attraggono nuovi visitatori sul sito ospitante.

In sostanza,le opportunità di branding risiedono nel FILTRARE, CONTESTUALIZZARE e RETRIBUIRE contenuto di qualità.

Di tesi opposta, o almeno con concorde, è Mauro Lupi, che risponde a queste riflessioni concordando sul fatto che probabilmente aumenterà la quantità di contenuti remuneati, ma che tuttavia la C-generation non potrà diventare un media sostenuto economicamente per diversi motivi:

1. Quando l’offerta è virtualmente infinita (chiunque può aprire un blog), la domanda disposta a pagare tende a ridursi fino a livelli prossimi allo zero.
2. Esisterà sempre chi offrirà piattaforme gratuite in cambio dell’aumento dell’inventory per esporre la pubblicità. Nessuno ormai crede più di poter chiedere soldi a Yahoo! o Google per il fatto che l’uso (gratuito) dei loro tool per l’email, gli IM, le chat, ecc. produce spazi che ospitano pubblicità.
3. Esiste una logica dell’economia del dono (De Biase-pensiero) per cui la quasi totalità dei blog non nasce da mercenari che scrivono per ricevere un ricavo economico diretto, ma piuttosto per la voglia di esprimersi e interagire con altri.
4. Anche se qualcuno cerca di prevedere una remunerazione per la C-generation, non ci sarà mai l’audience che potrà incrociare (e quindi pagare) tutti. L’attenzione delle persone è comunque una risorsa finita.

Se proprio si vogliono fare congetture su modelli economici speculativi su fenomeno del Consumer Generated Content, si potrebbe piuttosto pensare agli indispensabili filtri che saranno necessari per gestire tale mole di informazioni. Filtri che dovranno essere senz’altro più sofisticati e precisi degli attuali motori di ricerca.

Insomma, se sia meglio lasciare che ognuno faccia il proprio mestiere, è altrettanto vero che non si può non tenere in considerazione la portata di tali cambiamenti culturali, tanto che le grandi compagnie del web hanno previsto (e continuano a migliorare) la quantità e qualità dei servizi offerti online ai consumatori per consentire loro un’interazione sempre crescente.

Per addetti ai lavori, riporto questo interessante articolo pubblicato lo scorso dicembre.

Come il 2005 è stato un anno fondamentale per quanto riguarda l’industria dei contenuti, il 2006 sarà l’anno dei publisher, delle compagnie che hanno investito in tecnologia e degli utenti che sono alla ricerca di contenuti personali e professionali, poichè da un’era in cui molte persone cercavano di immaginare che cosa fosse un blog siamo passati ad altre forme di user-generated media che hanno assunto un ruolo determinante nell’universo dell’aggregazione dei contenuti.
L’industria dei giornali, ad esempio, si è dovuta confrontare con una realtà contaminata da blog, video online, compratori che non si interessano più delle pubblicazioni stampate.
La nascita di Google Base e il crescente interesse in wiki ed altre forme di database generate dagli utenti dimostra che ormai tutto il mondo sta diventando un database, e questa sfida costante accresce la capacità dei contenuti di essere fruiti in contesti user-oriented.
Il Web 2.0 ci fa sognare nuovi modi di dare valore ai nostri contenuti attraverso tecnologie editoriali a basso costo: sono apparsi e si sono consolidati nuovi flussi di contenuti, nuovi modelli di business, nuovi modi di organizzare il contenuto per ottenere una crescita nei profitti futuri.
Con la crescita di nuovi tool generati dagli utenti, i publisher dovranno approntare modi innovativi e nuovi prodotti in grado di massimizzare la loro capacità di relazionarsi con l’audience in maniera sempre più specifica e specializzata.
Queste relazioni si costruiranno sulla base di piattaforme virtuali e fisiche che connetteranno bisogni personali e professionali, complicati da questioni come le licenze.

Alcuni elementi chiave per capire come “investire negli utenti” possono essere riassunti nelle “4 P”:
1. Packaging: il Packaging dei contenuti per un piazzamento ottimale sui motori di ricerca è stato un elemento chiave per monetizzare l’editoria elettronica degli anni 2000, ma il 2006 vedrà i publisher e le compagnie che investono in tecnologia dei contenuti muoversi verso contesti più efficaci attraverso i quali organizzare e monetizzare i contenuti.
Questo significa maggiori investimenti nell’indicizzazione e nei metadati per far sì che il contenuto venga compreso chiaramente dall’utente in qualsiasi ambiente e nella creazione di servizi di valore in grado di fornire un’aggregazione efficace dei contenuti e dei risultati dei motori di ricerca.
Se nel Web ogni pagina è una home page gli oggetti che possono essere trovati sul Web devono essere organizzati e pacchettizzati (packaged) in modo tale da poter essere fruiti su qualsiasi piattaforma o servizio tu desideri.

2. Piattaforma: nel 2006 le piattaforme emergenti per il publishing e l’utilizzo dei contenuti saranno sempre più diverse e più focalizzate sulle esigenze degli individui e delle istituzioni che ne faranno uso. Software e servizi facilmente configurabili e feed si svilupperanno sempre di più in ambienti usati dagli individui e dalle istituzioni.
Fioriranno componenti browser e browser-based che offrono un’esperienza – utente sofisticata e produttiva, mentre i PC si trasformeranno in motori di storage e di grafica con sempre meno strumenti di publishing nativi.
I flussi di contenuto che scorrono in blog e altri user-generated media saranno assorbiti rapidamente in portali più grandi, supportati da piattaforme di publishing sempre più sofisticate che permetteranno agli utenti e alle istituzioni di divenire publisher sempre più efficaci ed in grado di monetizzare con o senza partner di publishing più grandi .

3. Premium: la proliferazione di user-generated media, archivi aperti e altri nuovi materiali digitalizzati sfideranno i publisher mainstream nella creazione sia di contenuti aperti che di contenuti premium fruibili tramite sottoscrizione o altri schemi di accesso.
Nel 2006 il downloading legale, la condivisione e la riconfigurazione dei contenuti digitali da parte degli utenti saranno delle sfide da affrontare per publisher e i distributori che vogliono proteggere i loro diritti di licenza e che desiderano creare relazioni valide con utenti in ambienti personali e professionali.

4. Personalizzazione: il 2006 vedrà un’esplosione di servizi indirizzati alla capitalizzazione di pubblicazioni sempre più personalizzate e localizzate. La crescita elevata delle pubblicità online farà salire i costi significativamente, mettendo sempre più pressione sui pubblicitari per massimizzare i ritorni degli investimenti dei potenziali clienti attraverso lanci targettizzati, piazzamenti e ecommerce.
Localizzare il valore del contenuto (multi-lingua) sarà una parte chiave della personalizzazione.
Le pubblicazioni stampate ed i libri esploreranno nuove strade per la monetizzazione focalizzandosi su di una distribuzione altamente targettizata e personalizzata per audience di elite.

Articolo originale: Investing in Users: 2006 Forecast Preview

L’importanza del Social Bookmarking

16 maggio 2005

ATTENZIONE: Questo articolo è stato scritto circa 4 anni fa. Alcuni links e argomenti trattati potrebbero non essere più validi.

Un bookmark letteralmente è un segnalibro, infatti oggi si parla di social bookmarking per indicare la pratica di “salvare” l’indirizzo di siti web ritenuti interessati attraverso l’uso di etichette e parole chiave; attraverso il bookmarking, si può creare una specie di collezione di siti, da poter condividere con altri utenti grazie ad appositi siti-contenitori.
Questa pratica ha letteralmente rivoluzionato la prospettiva sulla diffusione delle informazioni, dato che sono gli utenti a scegliere quale informazione promuovere e taggare, in maniera assolutamente libera e personale.
I siti di social bookmarking organizzano il loro contenuto tramite appunto l’uso di tag (un “Tag” é semplicemente una parola chiave che identifica e classifica il sito o la pagina Web in base ai contenuti, e questo puó essere fatto rapidamente con pochi click salvando per sempre online i nostri preferiti). La popolarità di questi siti è in costante crescita, in quanto sono uno strumento facile e intuitivo per individuare, classificare, ordinare e condividere le risorse Internet attraverso la pratica dell’etichettatura e categorizzazione (tagging). Ulteriori risultati possono essere ottenuti raggruppando insieme più tag.

Cenni storici
Il concetto di “condivisione in rete dei bookmark” è databile verso la metà del 1999, ma le prime proposte in questo senso furono di breve durata, travolte dalla crisi che investì il comparto dell’alta tecnologia dopo il 2001. Il social bookmarking diviene una pratica diffusa solo nel settembre del 2003 con la nascita del sito del.icio.us, che funge da apripista e si qualifica ancora oggi come punto di riferimento.
Il 2005 vede l’ingresso nel settore del popolare motore di ricerca Yahoo! che lancia My Web 1.0, un servizio di social bookmarking giunto ora nel 2006 alla versione 2.0: seppure ancora in fase di beta testing, il programma è stabile ed ha attratto oltre un milione di utenti. Intanto, nel dicembre 2005 Yahoo! incorpora del.icio.us, conquistando una posizione di grande rilevanza nell’ormai affollato settore del social bookmarking.
Altre società che lavorano su questa iniziativa sono Simply, Reddit e, in italiano, le nuove Segnalo e Smarking.
La pratica di taggare siti si è ben presto estesa ad altri tipi di contenuti: si possono condividere immagini (Flickr), video (YouTube), audio (Freesound), notizie (TagCloud, NewsGator) e così via: una particolarità è del.irio.us, una versione open source di del.icio.us.

Visione d’insieme
In un sistema di social bookmarking gli utenti registrano un catalogo di risorse Internet ritenute, a vario titolo, utili e stimolanti. Sovente questi elenchi sono pubblicamente accessibili e altre persone con analoghi interessi possono visionarli, casualmente o suddivisi per categorie. Alcuni sistemi di social bookmarking salvaguardano la privacy, consentendo la registrazione di segnalibri in forma anonima, ovvero non associati ad un nominativo.
La categorizzazione delle risorse avviene per mezzo di “parole chiave” (tag) liberamente e informalmente scelte dall’utente (vedi Folksonomia). La maggioranza dei servizi di social bookmarking permette agli utenti la ricerca di segnalibri associati a determinate etichette (tag), oltre all’ordinamento delle singole risorse Internet in base al numero delle segnalazioni. Molti siti hanno altresì implementato algoritmi per ottenere risultati da ricerche condotte su gruppi di parole chiave.

Aspetti positivi
Questo sistema gode di numerosi vantaggi rispetto ai tradizionali software per la localizzazione e la classificazione automatizzata di risorse Internet quali, ad esempio, i motori di ricerca. Nei sistemi di social bookmarking la classificazione di risorse si basa su etichette (tag) create da esseri umani, che “comprendono” il contenuto del sito catalogato, all’opposto di quanto avviene con un software che “cerca di comprendere” il significato di una risorsa per mezzo di un algoritmo. Il social bookmarking introduce il concetto di etichette (tag) classificate “semanticamente”, una possibilità ancora assente negli attuali motori di ricerca.
Inoltre, poiché la gente cataloga risorse che ritiene utili, i siti di maggior interesse e valore sono segnalati da un alto numero di utenti. Di conseguenza, un simile sistema “collocherà” una risorsa in base alla sua utilità “percepita”. Questo risultato è di maggior interesse per l’utente finale rispetto a quello ottenibile con altri sistemi che “collocano” una risorsa in base al numero di collegamenti esterni che puntano su di essa.

Esempio d’uso
Immaginiamo due risorse Internet: la prima ha molti collegamenti che conducono ad essa, ma presenta uno scarso interesse; la seconda ha relativamente pochi collegamenti, ma possiede maggiori attrattive per l’utente finale. I motori di ricerca tradizionali come Google tendono a privilegiare la prima risorsa collocandola nei primi risultati, mentre un sistema di social bookmarking, basato su un metodo d’ordinamento che considera prioritario il grado d’usabilità, privilegia la seconda risorsa.

Notifica automatica
La classificazione e l’ordinamento delle risorse Internet è un processo in continua evoluzione, così molti sistemi di social bookmatking offrono la sottoscrizione a feed RSS basati sulle categorie. In questo modo, l’utente abbonato al servizio riceve una notifica automatica non appena nuovi segnalibri appartenenti alla propria area d’interesse vengono aggiunti da altri utenti.

Inconvenienti
Esistono alcuni inconvenienti legati ai sistemi basati sull’attribuzione di etichette (tag): mancanza di una serie codificata di parole chiave, assenza di uno standard per la struttura delle etichette (ad es. singolare contro plurale, uso delle lettere maiuscole, ecc.), scorrette catalogazioni dovute a errori di ortografia, etichette che possono avere più di un significato, schemi di categorizzazione altamente “personalizzati” da parte di alcuni utenti. Infine, non esiste la possibilità per l’utente di evidenziare le relazioni gerarchiche tra le etichette (ad es. un sito potrebbe essere catalogato sia “formaggio” che “parmigiano”, senza un meccanismo indicante che quest’ultimo è un “perfezionamento” o una “sottocategoria” di “formaggio”).

I sistemi di social bookmarking sono naturalmente soggetti a rapida evoluzione, così nel prossimo futuro è probabile che questi aspetti negativi troveranno un’adeguata soluzione, o risulteranno superati.

via Wikipedia

Che cos’è il Bluetooth?

15 maggio 2005

ATTENZIONE: Questo articolo è stato scritto circa 4 anni fa. Alcuni links e argomenti trattati potrebbero non essere più validi.

Sapevate che il nome Bluetooth deriva dal soprannome di un famoso condottiero scandinavo, re di Danimarca del medioevo, Harald II Bluetotth che conquistò la Norvegia?
Oggi si definisce Bluetooth la famosa tecnologia che ha la capacità di far dialogare e interagire fra loro dispositivi diversi (telefoni, stampanti, notebook, PDA, impianti HiFi, tv,computer, PC, cellulari, elettrodomestici, device,etc ) senza la necessità di collegamenti via cavo, ovvero in maniera wireless (una tipologia di comunicazione, ad un monitoraggio e a un insieme di sistemi di controllo in cui i segnali viaggiano nello spazio e non su fili o cavi di trasmissione; in un sistema wireless la trasmissione avviene principalmente via radiofrequenza -RF o via infrarosso -IR, eliminando ogni tipo di connessione fisica; per fare ciò ciascun dispositivo deve possedere all’interno un chip, integrato, in grado di trasmettere e ricevere informazioni nell’etere ).BT_bluetooth
Nel panorama Wireless il Bluetooth è sicuramente una tecnologia che ha cambiato, e che rivoluzionerà il mercato della connessione delle reti wireless, principalmente per i bassi costi di trasmissione su cui essa si basa e soprattutto per la possibilità di far comunicare qualunque tipo di dispositivo wireless attraverso onde radio.
La tecnologia Bluetooth è specificatamente progettata per realizzare la comunicazione senza fili per apparecchi di piccole dimensioni. Il concetto chiave ispiratore di questa tecnologia è quello di eliminare completamente i cavi necessari alla comunicazione fra apparecchi.

Tutte le apparecchiature bluetooth predisposte in un ambiente di lavoro sono nella condizione di generare piccoli network (reti) senza fili, cioè un’interconnessione di comunicazioni-dati come ad esempio una rete di computer (Lan). Diversamente da una lan i dispositivi interconnessi non si limitano ai computer ma ad altri diversificati apparecchi elettronici come cellulari, cuffie, proiettori, scanner, videocamere, fotocamere, elettrodomestici vari. Questi collegamenti senza fili sono effettuati usando un ricetrasmettitore che opera nella frequenza di 2,4 GHz, frequenza assegnata per usi industriali. Le frequenze utilizzate variano da paese a paese, in relazione alle normative nazionali.
Questi piccoli network wireless sono generalmente chiamati piconet: un piconet è costituito da due o più periferiche che condividono un canale di comunicazione utilizzando Bluetooth , fino ad un massimo di 8 dispositivi. La frequenza di 2,4 Ghz è sotto le frequenze UHF radio amatoriali che vanno dai 5,65 - 5,85 Ghz.
Il sistema di comunicazione bluetooth è progettato per funzionare anche in ambienti con forte presenza di interferenze, campi elettromagnetici, ciò che va sotto il nome di elettrosmog, ciò per assicurare collegamenti sempre efficienti e affidabili. E’ possibile ad esempio ascoltare musica dell’ impianto stereo o della Tv tramite la cuffia senza fili anche se ci sono oggetti, ostacoli interposti, cosa impossibile con le cuffie a raggi infrarossi (tecnologia Irda). La velocità di comunicazione è prossima ad 1 Mbps, mille volte inferiore alla potenza di un cellulare GSM, impiegando la tecnologia TDD (Time Division Duplex, tecnologia impiegata nella gestione del traffico asimmetrico, come ad esempio per internet e l’ Umts).
In relazione alla potenza i dispositivi Bluetooth vengono distinti in classi 1, 2, 3: generalmente un notebook implementa un terminale bluetooth in classe 2 con raggio d’azione di diversi metri.
BT_powerclass
Lo standard Bluetooth consente di creare delle Wpan (Wireless personal area networks) con diversi nuovi servizi, quelle che vengono definite reti wireless individuali, ossia gruppi di dispositivi differenti tra loro collegati per soddisfare le esigenze del singolo.
Bluetooth permette infatti di gestire sia i dati sia la voce, utilizzando una trasmissione a pacchetto su rete radio per i dati e una modalità connection-oriented per la voce.

I dispositivi dotati di questa tecnologia comunicano dunque tra loro creando e riconfigurando dinamicamente (la configurazione cambia infatti automaticamente quando si inserisce o si elimina un dispositivo) delle reti ad hoc (picoreti): ciò permette, ad esempio, di sincronizzare i dati di un Pc portatile e un Pda semplicemente avvicinando i due apparecchi, oppure di passare automaticamente al vivavoce quando si entra in auto parlando al cellulare. Tutto questo è possibile grazie al service discovery protocol (SDP) che permette ad un dispositivo Bluetooth di determinare quali sono i servizi che gli altri apparecchi presenti nella picorete mettono a disposizione. Tale protocollo può fungere sia da server (ossia può essere interrogato da un altro dispositivo e rispondere con i propri servizi) sia da client (interrogando gli altri dispositivi) e ogni apparecchio dispone delle informazioni relative ai servizi di cui è capace e dei protocolli supportati: altri apparati potranno fare uso di queste informazioni per determinare le possibilità di interazione con i nodi della picorete.

BT_bu Gli elementi base di un sistema Bluetooth sono l’RU (unità radio) e l’BU (unità base): i dispositivi comunicano tra loro in modo dinamico, mentre la picorete si configura automaticamente quando si inserisce o si elimina un dispositivo. A loro volta più picoreti possono interconnettersi tra loro aumentando le possibilità di espansione. In un collegamento tutti gli apparecchi Bluetooth connessi sono generalmente in modalità standby, cioè di attesa, seguendo un ciclo di scansione ad intervalli di tempo di 1,28 secondi al fine di verificare la presenza di eventuali altri dispositivi; in tale modalità tutti i dispositivi bluetooth sono a basso consumo energetico. La scansione effettuata può essere di due tipi : PS (Page Scan) e IS (Inquiry Scan).
La scansione PS consente la la ricerca di un collegamento con un altro apparecchio Bleutooth, che può risultare in modalità connectable mode o non-connectable mode; la scansione IS, simile alla precedente, permette di identificare la tipologia di apparecchi disponibili nella picorete, discoverable mode o non-discoverade mode, e di approntare i necessari protocolli per il collegamento.

Una piccola rete Bluetooth può supportare un collegamento punto a punto (point to point) e multi punto (multipoint).
Ogni unità contiene all’interno più componenti:
- l’unità radio
- l’unità di controllo di collegamento ( link unit)
- l’unità di gestione e di interfaccia del collegamento
Le connessioni tra dispositivi bluetooth vengono contrallate dal Link Manager (LM, componente software che gestisce le impostazioni,l’autenticazione,le configurazioni, ecc..) e dal Link Controller (LC, componente hardware che gestisce l’invio/ricezione dei dati,le impostazioni dei dati, ecc..). Il Link Manager sorveglia il collegamento tra i diversi dispositivi Bluetooth e verifica le procedure di autenticazione e configurazione del collegamento, attraverso il contatto con un altro Link Manager.
Lo scambio delle informazioni di servizio avviene tramite il protocollo LMP (Link Manager Protocol): le informazioni dell’LMP possono essere di trasmissione e ricezione dati, di autenticazione, di scansione (page scan, inquiry scan, park hold sniff), di identificazione, di collegamento, di determinazione canale comunicativo, di verifica, la compressione dei dati scambiati.
I messaggi inviati vengono chiamati PDU (Protocol Data Units) e si articolano in 55 tipologie. Un ulteriore livello di controllo superiore è l’ L2CAP (Logical Link Control and Adaptation Protocol) che agisce una volta stabilita la connessione tra dispositivi tramite l’LMP, gestendo la segmentazione/ricompilazione pacchetti dati (di 64 Kb max), il multiplexing, le informazioni QoS (Quality of Service).

Fonte: prof. Pauletto

[Bluetooth.com]

Migliorare il Google Ranking

8 maggio 2005

ATTENZIONE: Questo articolo è stato scritto circa 4 anni fa. Alcuni links e argomenti trattati potrebbero non essere più validi.

1. Fate in modo che ogni pagina abbia un titolo diverso
Il titolo di ciascuna pagina è molto importante per un buon posizionamento sui motori di ricerca. Dovrebbe essere lungo 60-70 caratteri e descrivere il contenuto della pagina. Non è necessario includere il nome del sito all’interno del titolo della pagina. Il titolo è mostrato nei risultati delle ricerche e dovrebbe perciò essere utilizzato per invogliare il visitatore a cliccare il link al vostro sito.

2. Assicuratevi che ciascuna pagina abbia una descrizione differente ed informativa

Per un buon posizionamento è importante anche la meta-description. Dovrebbe essere di circa 140 caratteri e dovrebbe descrivere il contenuto della pagina ed essere facile da leggere.

3. Non sovraffollate il meta tag “keywords” con troppe parole chiave
I meta tag “keywords” sono spesso ignorati da molti motori di ricerca. Utilizzateli per variare le parole della pagina nei possibili termini alternativi (es. immobile, immobiliare, immobili, etc. ).

4. Assicuratevi che le vostre pagine siano validate dal w3c
Includete sempre una dichiarazione DOCTYPE.

(continua…)

Guida agli usi dei Feed RSS

3 maggio 2005

ATTENZIONE: Questo articolo è stato scritto circa 4 anni fa. Alcuni links e argomenti trattati potrebbero non essere più validi.

La popolarità degli RSS è legata soprattutto alla loro funzione di consentire la lettura delle notizie dai siti e dai blog attraverso un newsreader. In realtà essi possono applicati in molti altri modi: business, marketing, sicurezza online, video entertainment sono alcuni degli usi che la tecnologia RSS è in grado di valorizzare in maniera utile ed innovativa.

Scopriamo insieme qualche attività interessante!

MONITORARE NEWSGROUPS/USENET

I newsgroup sono community online gratuite, che comprendono attività di discussione e, spesso, offrono archivi di informazioni generate dai post degli utenti. Ad esempio Google Groups è una community online free ed un ed un servizio per gruppi di discussione che offre l’archivio più comprensivo nel Web di post su Usenet: Google Groups può essere monitorato usando i feed RSS. Per monitorare un newsgroup specifico basta aggiungere “/feed/msgs.xml” alla fine della URL di Google Group. Aggiungi la URL al newsgroup reader e riceverai degli aggiornamenti ogni volta che un nuovo post è aggiunto al newsgroup.

Altri servizi di collaborazione tra gruppi e community che supportano gli RSS sono:

YahooGroups
SocialText
Near-Time


CONDIVIDERE CALENDARI

Molte applicazioni, tra cui lo stesso Google, permettono di costruire un calendario ad uso pubblico o privato con gli aggiornamenti via RSS. I calendari condivisi possono essere usati come banali promemoria per appuntamenti o bollette da pagare, oppure possono essere impiegati in modo innovativo, per potenziare gruppi scolastici, eventi sportivi ed industriali, attraverso appunto la condivisione delle informazioni usando i feed RSS.

Google Calendar
CalendarHub
RSSCalendar
Zimbra

PREVISIONI DEL TEMPO

Per ottenere le informazioni meteo per una regione specifica è sufficiente inserire il codice zip dell’area di interesse: cliccando l’icona rossa arancione RSS si puù inoltre aggiungere il feed al proprio RSS reader.
Tutti i giorni, ad un orario specifico, l’utente riceverà in tempo reale un report con le condizioni del tempo. I feed RSS possono essere personalizzati per includere le condizioni locali, le previsioni e i commenti degli esperti.

Yahoo Weather
Weather.com
RSS Weather

(continua…)