Pajamas Media: svegliati America!
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Sebbene ne abbiate sentito parlare fino alla noia, sappiate che in America la rivoluzione dei weblog è ancora nella sua fase di gestazione, soprattutto per il suo impatto Oltreoceano. E non solo perché ogni minuto nasce un nuovo giornale-diario personale on line, ma anche perchè Internet ha modificato alcuni importanti aspetti della vita sociale, culturale e politica: un fervente esempio di contro-informazione americana sono i cosiddetti bloggers in pigiama, che si autodefiniscono un Open Source Media ed hanno creato un network di scrittori e liberi pensatori che vogliono essere il cane da guardia del nuovo millennio per i mezzi di informazione tradizionali americani (Mainstream Media). 
Tanto che dentro le redazioni ora si avverte il fiato sul collo dei blog e i giornalisti sanno che le scorrettezze avranno vita breve. Questi bloggers autorevoli, in genere politicamente schierati, hanno un giro di 200-300 mila lettori giornalieri: il principale è Istapundit, ma i veri Pajamas Bloggers, pur avendo in pungo un’amplissima fetta di lettori appassionati, continuano a ritenersi diseredati senza voce.
La nuova fase del weblogging si autodefinisce in pigiama perché un alto dirigente della Cnn aveva ridicolizzato i blogger come dei «ragazzini in pigiama seduti in tinello», un modo sprezzante per dire che il loro parere non poteva interessare nessuno. Eppure i ragazzi avevano visto giusto, tanto che sia il New York Times sia il gruppo Murdoch hanno deciso di investire nel settore e sfruttare le potenzialità del mezzo. L’idea di Pajamas Media, oggi diventato un portale ed un vero aggregatore di notizie con tanto di podcast, è mettere insieme quanti più blog possibili, e in tutto il mondo, per provare a vendere gli spazi pubblicitari in blocco, sfruttare l’onda lunga dei piccolissimi blog e speculare sulla forza d’urto dei venti milioni di lettori quotidiani. Pajamas Media non vuole soltanto raccogliere pubblicità, ma pensa di attaccare i Mainstream media sul loro terreno, invadendo a pagamento gli spazi di giornali, tv e radio grazie a un Blog News Service, una specie di agenzia di stampa che fornisca ai media tradizionali i contenuti dei loro blog.
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