Imbucati al party di Google
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La presenza sul web a volte non basta per farsi pubblicità: molto più spesso grandi aziende ricorrono agli eventi, o iniziative speciali, come strumenti di marketing per catalizzare l’attenzione di partner commerciali, aziende e clienti, attraverso strategie d’intrattenimento ed interazione volte ad intensificare l’incontro (nel vero senso della parola) tra utente e brand.
E proprio il party organizzato quest’anno da Google a Milano è stato fonte di non poche polemiche tra i professionisti del web: pare infatti che il colosso del search engine, volendo mantenere l’assoluta esclusività del party, abbia mandato inviti nominativi riservati ai destinatari, ignorando la comune pratica di estendere gli inviti a colleghi che, pur non esplicitamente invitati, sono comunque collaboratori dello stesso settore. Stavolta però i poverini sono stati bruscamente rimbalzati da Google con un messaggio di rifiuto alla partecipazione.
Ironia della sorte, a causa di una disattenzione di qualche impiegato tra i coordinatori dell’evento (Noblesse Oblige Staff), la mail conteneva in allegato un file con l’elenco dei partecipanti o aspiranti tali con tanto di nomi, ruolo aziendale, età, email, numero di telefono e una simpatica classificazione come VIP, invitato, imbucato e IMBUCATO ma CONSIGLIATO.
Posta la libertà di ciscuno (Google) di invitare chiunque volgia, qualcuno sa spiegarci come si diventa imbucati, o addirittura imbucati ma consigliati?
Tra le possibili cause, qualcuno simpaticamente ipotizza l’uso di Link Popularity e page Ranking come fattori discriminanti; altri giocano con una pagina di ricerca stile Google sugli invitati alla festa: altro che Noblesse Oblige…casomai Noblesse Gooooooblige!


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3 Maggio 2008 alle 10:27 am
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