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Ufficialmente dallo scorso 26 Settembre la diffusione dell’istruzione ha imboccato la strada della multimedialità: la famosa Università di Berkeley, in California, ha infatti scelto di mettere online oltre 250 ore di corsi universitari su Google Video, raggiungibili dall’apposita sezione video.google.ucberkeley.
Nel comunicato ufficiale si legge che sia Google, nella persona di Eric Schmidt (che proprio a Berkeley si è laureato nell’82), sia l’Università stessa, trarranno vantaggi sicuri da questa integrazione.
Google infatti può elevare lo standard di contenuti video, ampliando il range di sezioni proposte e posizionandosi su un mercato decisamente più interessante ed utile di quello della semplice pubblicazione di filmati amatoriali.
Berkeley, d’altro canto, è la prima struttura accademica ad utilizzare GVideo come distributore di contenuti: molte lezioni e materiale didattico venivano già pubblicati sul sito web dell’università dal 2001, ma grazie a Google la visibilità di questa operazione raggiunge dimensioni mondiali, rendendo l’offerta formativa davvero accessibile ad una quantità indefinibile di utenti. Berkeley quindi assume una posizione leader nella condivisione didattica, gratuita e liberamente scaricabile.
La tendenza emergente da questo progetto sembra essere il cosiddetto coursecasting, ovvero la possibilità per studenti e pubblico in generale di fruire i contenuti didattici in modo tecnologico, ovvero ascoltando in streaming direttamente online le registrazioni audio e video di lezioni universitarie, tavole rotonde, conferenze e così via, oppure scaricarli per poi vederli su dispositivi mobili come cellulari, PDA, iPod.
E’ davvero bello vedere che anche il mondo accademico riesca a trovare un modo di integrare l’offerta formativa con uno dei tantissimi strumenti interattivi offerti dal Web; e certo sarebbe ancora meglio se questo progetto fosse condiviso anche dagli Atenei di casa nostra. Tra la vastità di contenuti (e schifezze) che circolano in rete, non guasterebbe proprio una bella dose di lezioni universitarie: magari a qualche studente mancato farebbero tornare la voglia di riaprire i libri!