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Un sentenza in Belgio accusa Google di violare copyright

25 Settembre 2006

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Da alcuni giorni Google è al centro di una spinosa questione giudiziaria in Belgio, dovuta al fatto che l’agenzia Copiepresse ha denunciato l’azienda di Mountain View accusandola di violare i diritti d’autore sulle notizie riportate dai quotidiani e riviste indicizzate, gestite dalla Copiepresse stessa. La sentenza del tribunale belga prevedeva che Google eliminasse le informazioni provenienti dai giornali di Belgio, Francia e Germania, con multa di 1 milione di euro se non avesse rimosso i links ai quotidiani locali entro lo scorso lunedì: a detta del segretario generale di Copipresse “Google vende pubblicità e fa soldi grazie proprio ai nostri contenuti che, oltre ad essere visibili nelle news e nei risultati di ricerca, restano anche nella cache”.
Cosa non vera, in quanto Google News non contiene annunci pubblicitari e, i risultati listati dopo una ricerca, sono sì corredati di commercials, ma sono contenuti negli appositi banner e guidano il traffico verso i propri siti sponsorizzati.

Google_Belgio.jpgIl tribunale obbligava Google anche a pubblicare parte della sentenza “in maniera chiara e visibile, senza alcun tipo di commento” su google.be e news.google.be per la durata di 5 giorni, pena il pagamento di una multa di 500.000 euro al dì.
Nonostante la presentazione di un ricorso da parte di Google, il motore di ricerca ha realmente fatto quanto doveva ed anche di più: Google Belgio ha infatti pubblicato l’intera sentenza (14.342 lettere, che sono in realtà un frame di questa pagina!), rendendo la lettura tanto ridicola quanto la sentenza che l’ha provocata! Inoltre Google ha eliminato sì i contenuti incriminati, ma soltanto dalle versione di locali del motore di ricerca.

In seguito a questa vicenda, una “coalizione” di associazioni della carta stampata sta preparando il lancio di un progetto che riesca ad evitare in futuro (a detta loro) questo tipo di controversia.

ACAP (Automated Content Access Protocol) sarà un sistema automatizzato per gli editori e gestori di contenuti che consentirà di regolare l’accesso alle informazioni da parte di aggregatori sul web, in quanto utilizzerà un linguaggio comprensibile anche dagli “spiders” dei motori di ricerca.
Questo dispositivo sarà presentato ad Ottobre e disponibile dal prossimo anno. Ma chissà se davvero sarà utile e risolvere il problema o se solo sarà l’ennesima restrizione all’accesso ai contenuti online.

[via Reuters]

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