La carta d’identità 2.0
ATTENZIONE: Questo articolo è stato scritto circa un anno fa. Alcuni links e argomenti trattati potrebbero non essere più validi.
Senza nulla togliere alla “famosa” CIE (peraltro ancora latitante), introducendo il concetto di identità digitale spostiamo la nostra attenzione al Web, alla rete, alla vita online ed alla sentita necessità di organizzare le informazioni che ci riguardano, centralizzandole in un servizio unico.
Mai fatto un po’ di sano ego surfing, cercando il proprio nome su Google per monitorare i risultati ottenuti nelle SERP? Per non pensare a quante aziende cerchino informazioni sui candidati online!
Chi “vive” il web, scrivendo su un blog, pubblicando il proprio profilo professionale, foto, musica e libri, comunicando attraverso instant messenger, voip, condividendo links e partecipando ai social networks, praticamente apre accounts diversi su altrettanti servizi e, in men che non si dica, si trova a gestire una miriade di nomi, password ed informazioni.
Tutto ciò contribuisce a definire la nostra identità anche sul web: ogni servizio in cui siamo coinvolti svela qualcosa di noi, della nostra personalità , quasi come piccoli pezzi di un puzzle; le informazioni che ci riguardano costruiscono la nostra reputazione online, e, di conseguenza, influenzano la nostra credibilità ! E’ fondamentale avere la possibilità di gestirle autonomamente.
ClaimID è il servizio ideale per costruire la propria carta d’identità digitale: il sito, gratuito, ci offre uno spazio personale dove raccontarci, pubblicando una nostra foto, descrizione di sè, contatti e gruppi (groups) ovvero macro categorie contenenti links alle nostre attività .
Mi spiego: possiamo creare un gruppo “Lavoro” e, all’interno, aggiungere man mano tutte le nostre esperienze professionali, aggiornandole di volta in volta; un gruppo “Istruzione” ed inserire links al nostro iter formativo. Ma ClaimID non è semplicemente un curriculum vitae online: integra infatti le nostra presenza su Flickr, del.icio.us ed ogni altro servizio 2.0 in cui siamo coinvolti, unendo l’utilità dei tags per classificare ed identificare igli argomenti, assicurandoci di essere noi stessi i responsabili delle informazioni che ci riguardano!
La pagina creata può essere associata ad un bottoncino da aggiungere al proprio sito/blog o come widget per Wordpress, consentendo ai lettori di scoprire tutto (ciò che voi stessi decidete) su di voi in un solo clic.
Ma ClaimID va menzionato anche per un altro aspetto: in riferimento alla difficoltà di ricordare e mantenere le varie password, ci sarebbe una possibilità per scavalcare questo problema. ClaimID ha implementato infatti il sistema di autenticazione OpenID, che consente di creare un account col quale identitificarsi univocamente in diversi servizi web compatibili. In pratica l’account di ClaimID è allo stesso tempo un OpenID URL, ovvero un indirizzo che può essere utilizzato per loggarsi in altri siti web che implementano la stessa tecnologia.
Come si crea un account OpenID? Basta registrarsi su siti come MyopenID, ottenendo il proprio URL identificativo che sarà la chiave d’accesso a tutti gli altri servizi che supportano il sistema “open”.
Per comprendere quante siano le informazioni riconducibili a noi nella nostra “vita digitale” date un’occhiata a questo video che ci ha segnalato kOoLiNuS: è la presentazione che Dick Hardt ha mostrato a The Next Web Conference. Ironica quanto basta per farci riflettere su quanto sia difficile controllare le informazioni che ci riguardano e di come, in realtà , la nostra reputazione sia un aspetto complesso e fragile al tempo stesso.


Prevenire una crisi d’identità digitale con gli aggregatori sociali | Googlisti.com scrive:
18 Luglio 2007 alle 10:18 am
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