Dica trentatrè: la salute online su Google Health
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Raccontare ora questo servizio di cui si vociferava da tempo può sembrare del tutto inutile, visto che Google Health non è stato localizzato ancora in Italiano e, come ha scritto Gigi, non si può fare molto di più che mettere qualche informazione e il proprio gruppo sanguigno. Tuttavia, nonostante non crediamo sia un passo realizzabile a breve in Italia, sarebbe forse il caso di avvicinarsi lo stesso a questo innovativo e potentissimo strumento avviato da Google e cominciare a capirne i possibili utilizzi (futuri).
Le implicazioni date dall’avere online ogni tipo di informazione medico-sanitaria personale sono moltissime: oltre la questione privacy (ovviamente garantita da Google) ci sarebbe anche un problema di “logistica” dato dalla necessità di collegare in rete strutture sanitarie interoperabili con il proprio profilo.
Mi spiego: quando consentite a Google Health di associare al vostro account di Google anche un profilo medico, potete innanzitutto compilare la vostra scheda con i dati personali, aggiungere ogni tipo di informazione facente parte del vostro “archivio storico” medico, dalle malattie avute alle allergie, alle vaccinazioni, ricercabili attraverso un comodo indice A-Z oppure anche per sintomi.
Il secondo passo è (attualmente solo per gli USA) la possibilità di importare i dati medici da una delle
tante strutture sanitarie associate a
Google Health, le quali, con il vostro consenso, avranno la possibilità di accedere alla vostra cartella clinica online ed avere una visione sinottica delle condizioni di salute ed esperienze passate. In qualsiasi momento.
Si aggiunge poi una funzione esplorativa, dove l’utente può invece cercare supporto tra le aziende ospedaliere affiliate a Google Health; infine il “paziente” può creare una rubrica con i dati di uno o più dottore/i di fiducia oppure può cercarne uno ad hoc, filtrando la ricerca in base alla specializzazione e località (USA).
Il servizio è sbalorditivo e, d’accordo con Giovy, siamo convinti che la possibilità di archiviare ed aggiornare i propri dati medici online, interoperando con strutture sanitarie locali, sia un procedimento assolutamente innovativo ed utilissimo in termini di facilità di accesso alle informazioni e snellimento dei processi informativi, sia per l’utente sia per la struttura sanitaria, non credete?
In attesa di ulteriori sviluppi in territorio nazionale, su Google Health ci si può “divertire” a scorrere l’enorme database di malattie, leggendo per ognuna sintomi, trattamenti, prevenzione, discussioni sui gruppi di Google; inoltre, in base ai medicinali inseriti ed alle cure effettuate, Google Health vi segnala le interrelazioni pericolose con altri farmaci [Solo per ipocondriaci].
Una domandina ci frulla in testa: ma se attivano Adsense sulle pagine riguardanti la salute (tralasciando il discorso economico legato agli investimenti pubblicitari del mercato farmaceutico), ce la faranno i nostri eroi a bloccare i miliardi di annunci che spammano pillole e medicinali “poco ortodossi” per prestazioni sensazionali?!


Eugenio scrive:
21 Maggio 2008 alle 5:33 pm
Avendo realizzato (solo la parte “Terme” di) SaniHelp.it, nel 2001, insieme a validissimi amici e collaboratori, ho avuto modo di vedere l’interesse per i tema “da dentro”, e per di più in un momento in cui l’attenzione alla privacy era minore.
Una curiosità : quando facemmo la demo al committente (allora non era ancora MSN), ci rendemmo conto che avevamo popolato le combo con le più oscene e scabrose malattie….che vergogna!
alberto scrive:
21 Maggio 2008 alle 9:27 pm
Il concetto di personal health record è ancora esotico per l’Italia. La vera rivoluzione dell’approccio di Google Health (e di Microsoft Health Vault) è fare in modo che i dati clinici del paziente siano accessibili da una qualunque macchina collegata in rete. Questa possbilità , apparentemente banale, permetterebbe di risparmiare improvvisamente tutti i tempi (e i ritardi) di trasmissione delle notizie cliniche e diversi errori. Qualche volta questo vuol dire salvare la vita del paziente. Negli USA le comunità che hanno già sperimentato simili sistemi hanno registrato un miglioramento delle cure. Sempre negli USA entro il 2014 è previsto che ogni cittadino abbia un personal health record. Il business di Google sarà proprio quello di attivare Adsense e suggerire farmaci e strutture sanitarie. Geniale quanto terribile! Mi pare di capire che questa funzione non è proprio gradita agli americani. Noi italiani per il momento siamo poco interessati ma la condivizione delle informazioni cliniche e mettere il paziente (e non la malattia) al centro delle cure dovrebbe essere l’obiettivo dei medici di qualunque parte del mondo.
Eugenio scrive:
21 Maggio 2008 alle 10:23 pm
@Alberto, dissento fortemente.
> Il concetto di personal health record è ancora esotico per l’Italia
Tutt’altro. In Lombardia si lavora da tempo ad un sistema (il SISS) il cui obiettivo è proprio la disponibilità delle infomrazioni del PHR (previa autenticazione forte del medico _E_ del paziente, con doppia smart card) presso tutti i medici collegati.
>Il business di Google sarà proprio quello di attivare Adsense e suggerire farmaci e strutture sanitarie
Google ha ESPLICITAMENTE detto che non lo farà . Anche se fra le righe potrebbe esserci scritto “…per il momento…”
alberto scrive:
21 Maggio 2008 alle 10:32 pm
So che in Lombardia si lavora da tempo per i phr…ma non mi pare che il modello sia diventato uno standard. Certamente è una cosa esotica per la maggior parte delle regioni italiane. Nonostante ciò mi auguro che si vada avanti su questa strada. Ovviamente esiste la necessità di garantire l’interoperabilità dei sistemi…ed è una bella scommessa!
Quanto ad Adsense non mi fido un gran che…ma diciamo che essere ottimisti è corretto.
Grazie per il commento
Whiteangel scrive:
22 Maggio 2008 alle 6:00 pm
A mio avvivo ritengo che il servizio però potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio. Infatti, se da un lato agevolerebbe tutte quelle persone costrette a restare a casa, che sono sole e non hanno il tempo per andare ogni volta dal medico a farsi prescrivere una ricetta medica; dall’altro potrebbe diventare uno strumento pericolosissimo se usato con superficialità .
La pigrizia e l’ignoranza regnerebbero sovrani.
Il rischio: la creazione di una massa di persone convinte di poter risolvere tutto da sole.
I medici reali e quelli virtuali potrebbero esser posti sullo stesso piano con il rischio di uno screditamento del lavoro dei primi. Una forte confusione di ruoli farebbe perdere il senso della realtà .
Eugenio scrive:
22 Maggio 2008 alle 6:21 pm
Il sistema dovrebbe “suggerire” un medicinale, non prescriverlo… Ma l’osservazione vale lo stesso, solo che si tratterebbe di un farmacista e non di un medico virtuale.