Macro riflessioni dopo il MicroCamp
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Nonostante il tema, non bastererebbero 140 caratteri a raccontare il Barcamp organizzato lo scorso sabato a Milano. Il MicroCamp, infatti, ha spostato l’attenzione sul fenomeno, nato e consolidato, del microblogging, inteso come la pubblicazione online di piccoli contenuti.
A partire da Twitter, passando per Jaiku, Tumblr, e gli italiani Meemi e BeeMood fino ad arrivare a quella che è la sintesi più estrema del microblogging ovvero lo status update che tutti aggiorniamo in Facebook o LinkedIn, le discussioni si sono snocciolate tra l’interesse profondo dei numerosi partecipanti. Onore agli speechers, ciascuno dei quali ha dato contributi davvero interessanti che hanno generato moltissime discussioni e riflessioni, coinvolgendo la platea in dialoghi costruttivi e stimolanti.
A guardare lo svolgimento dell’evento ex post, ho trovato un certo filo logico che segue un ordine di professionalità decrescente, ovvero i primi interventi hanno fatto luce su alcuni aspetti del potenziale utilizzo “professionale” del microblogging, o almeno non solo come lifestream, sulle implicazioni del suo impiego in enti ed aziende, sulla ricaduta in termini di visibilità nei motori di ricerca, sul rapporto con il settore delle PR, su esperimenti di pubblicazione. La seconda ondata di interventi ha spostato invece l’attenzione sull’aspetto emozionale
degli strumenti di microblogging, che ci costringono ad esprimere il nostro status (o anche il mood, per dirla alla Feba) in una frase stringata che condensa lo stato d’animo attuale, o almeno quello che vogliamo mostrare al pubblico del web. Altri relatori ci hanno poi meravigliosamente riportato alla realtà 1.0, ironizzando sulle difficoltà di dialogo tra strumento digitale ed utente analogico, e giocando con la platea per dimostrare praticamente che l’uso degli strumenti di microblogging presuppone una padronanza dei new media che, a volte, molti professionisti del settore danno per scontata, ma che in realtà richiede da parte di privati ed aziende uno sforzo non indifferente di adattamento all’innovazione.
Molte le domande lasciate aperte, legate prevalente agli scenari di un futuro prossimo:
Quali sono i modelli di business che potrebbero funzionare con strumenti di mcroblogging?
Se e quanto un utente sarebbe disposto a pagare per utilizzare questi servizi?
Cosa accadrebbe se lo status update fosse integrato con un sistema di geolocalizzazione? Potremmo essere in grado di comunicare in tempo reale perfino uno stato di bisogno o un malessere? Segnalare un pericolo o un’emergenza?
In che modo le aziende acquisiranno padronanza dei tools di microblogging? Sentiremo parlare di brand status e corporate mood?


Andrey Golub scrive:
26 maggio 2008 alle 11:38 am
Bravo Mauro, e’ un bel riassunto questo tuo!
non dimenticare di registrare il tuo post col wiki del MicroCamp, http://barcamp.pbwiki.com/microcamp
la sezione “Chi sta bloggando”.
Grazie, saluti, Andrey
Antonio LdF scrive:
26 maggio 2008 alle 5:24 pm
Si vero, davvero un bel sunto…
Sono felice di avervi trasmesso il mio messagio in maniera più o meno chiara..
Saluti..
Feba scrive:
26 maggio 2008 alle 6:39 pm
E’ come sempre un piacere
googlista scrive:
26 maggio 2008 alle 11:06 pm
@Andrey
veramente noi siam Pietro e Silvia, nessun Mauro nei paraggi…cmq grazie. Post aggiunto!
@Antonio LdF
miiii, chiarissimo!
@Feba
piacere nostro, cara
Andrey Golub scrive:
27 maggio 2008 alle 9:53 am
hehehe, non so ne anch’io dove avevo preso questo nome
scusate Pietro e Silvia! c’era uno casino nei giorni dopo-barcamp, si leggeva molto e si scriveva ancor di piu’
saluti