Chi può nascondersi da Google?
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Stamattina, leggendo i feeds, sono stata incuriosita da questo titolo Something you can’t find using Google e mi son detta “interessante, vediamo un po’”. Ma nell’articolo non si annunciano queries impossibili, anzi si fa il punto su Google Profiles che, per chi non lo sapesse, è una pagina pubblica che contiene informazioni sugli utenti di Google (utenti registrati, per intenderci).
Sappiamo che una mole indicibile di conoscenza è digitalizzata e indicizzata; è ricercabile, filtrabile, archiviabile: il nostro Profilo sui social network che scegliamo di frequentare è il nostro abito migliore, racconta di noi quello che vogliamo consentire al mondo di sapere. Ma mentre su Facebook o LinkedIN io ho deciso volontariamente di mettermi in discussione, Google mi ha incluso a priori nel progetto Profiles, regalandomi l’ennesima pagina personale con i miei dati. E ora mi chiede di dare -se voglio- più informazioni, mi permette di aggiungere links ad altre pagine che mi riguardano, ne trova lui per me dicendo “hey, mi pare di averti visto anche qua. Sei davvero tu? Vuoi aggiungere questo pezzo di informazione?”.
Partito con una semplice foto, unita a nome e cognome, Google Profiles sta rapidamente evolvendo in un raccoglitore di profili utenti dettagliati (anche in versione mobile, attualmente indicizza solo 118 profili), completi di informazioni personali, professionali, notizie sulla propria educazione, una breve biografia. Per descriversi più approfonditamente, Google ci chiede i nostri interessi, uno dei nostri superpoteri (chi non ne ha?) e, appunto, qualcosa che non riusciamo a trovare attravero il motore di ricerca.
Google ironizza su Google. E mi è tornata in mente un’immagine curiosa (non conosco la fonte, l’ho trovata qui) che giocava con la metafora della ricerca per ridimensionare l’impatto del colosso di Mountain View sugli usi -ormai consolidati- di gran parte della popolazione USA. Ma siamo davvero al punto in cui Dio (la fede, il futuro, chi siamo, dove andiamo, da dove veniamo) è l’unica domanda a cui non possiamo dare risposta tramite Google?
Non so bene dove voglio arrivare con questa riflessione (magari poi faccio una ricerca). So solo che stamattina mi sono sentita come un puzzle, andando a raccogliere pezzi di me da una parte all’altra del web. Da brava comunicatrice mi son detta: se non posso nascondermi da Google, almeno cerco di gestire le informazioni che mi riguardano. Un gran bel potere, quello dell’informazione.
Ma, per la prima volta, ho accusato il colpo. Mi sono sentita sotto l’occhio del Grande Fratello. O forse mi sono semplicemente alzata col piede sbagliato.













