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Effetto Doodle: quanto traffico generano gli “scarabocchi” di Google?

20 ottobre 2011

ATTENZIONE: Questo articolo è stato scritto 4 mesi fa. Alcuni links e argomenti trattati potrebbero non essere più validi.

Il Doodle non è solamente il modo che Google ha inventato per celebrare eventi, artisti e personaggi storici, ma è anche – probabilmente – uno dei più grandi colpi di PR al mondo (via). Non solo gode di una posizione privilegiata nella landing page più popolare del web, ma può anche guidare una gran bel po’ di traffico verso i siti legati ai termini di ricerca del doodle stesso.

La maggior parte dei loghi a tema di Google (qui trovate l’archivio storico) sono realizzati, come dicevamo, per celebrare figure iconiche della storia, festività o eventi storici, alcuni a carattere regionale, altri globali. E la maggior parte delle ricerche a cui linkano i Doodles sono articoli di Wikipedia. Quindi, se guardiamo la quantità di traffico che le pagine di Wikipedia ottengono nel giorno del Doodle, possiamo capire quale potente driver di traffico web sia diventato questo”appuntamento” fisso con i creativi di Big G.

Steve Rubel ha utilizzato un tool di statistiche sviluppato da un utente di Wikipedia (le statistiche di traffico per tutti gli articoli di Wikipedia sono pubbliche) per confrontare il normale andamento di una certa pagina web e il balzo di page views in corrispondenza di un Doodle di Google. Possiamo farlo anche noi, cercando in questo tool di analisi il nome del personaggio o dell’evento citato dal Doodle.

Diamo un’occhiata ad alcuni grafici che illustrano la mole di visite alle pagine di Wikipedia “sotto effetto doodle”: pare che il traffico che un Doodle di Google sia in grado di generare vari sempre tra 800k e 1,5 a seconda di quanto il logo sia virale (alcuni Doodles sono globali e quindi più polari, mentre altri appaiono solo in determinati paesi e quindi guidano un minor numero di visitatori).

Roomorama: viaggiare low cost senza rinunciare a qualità e sicurezza

14 ottobre 2011

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Nei giorni scorsi abbiamo avuto la possibilità di scoprire qualcosa in più su Roomorama, piattaforma web attraverso cui i viaggiatori possono affittare per brevi periodi (da 1 a 90 giorni) case e appartamenti di livello medio-alto direttamente dai privati.

Un gemello di Airbnb? vi starete chiedendo. Non proprio!
Innanzitutto la partenità di Roomorama, che oggi ha sede a Singapore, è dell’italianissimo Federico Folcia, co-founder insieme a Jia En.
Il livello degli oltre 30.000 appartamenti affittabili, poi, è decisamente più alto del main competitor Airbnb. Economici sì, ma con un occhio alla qualità dei luoghi che ospitano i viaggiatori.
L’aspetto stesso del sito, completamente rinnovato, rispecchia alla perfezione questo orientamento verso i business travellers e il livello professionale dei servizi offerti.

How Roomorama Works from Roomorama on Vimeo.

Qualche altra peculiarità ce la racconta direttamente Federico:

(continua…)

Google introduce il tag per mostrare la paternità dei nostri post

10 ottobre 2011

ATTENZIONE: Questo articolo è stato scritto 4 mesi fa. Alcuni links e argomenti trattati potrebbero non essere più validi.

Se si scrive un blog o si è co-autori di un sito insieme ad altre persone, può essere utile conoscere una funzionalità di Google – Autorship – probabilmente poco nota, ma che non si dovrebbe ignorare.

Google ha introdotto un nuovo tag che permette di identificare con precisione l’autore di un articolo. Se la connessione tra una pagina web e il profilo Google dell’autore è correttamente impostata, nei risultati di ricerca vengono mostrati sia il nome sia l’immagine del profilo dell’autore stesso.

Qual è il vantaggio?
In qualità di creatori di contenuti questa è una caratteristica importante per noi, perché è possibile indirettamente rivendicare la paternità dei contenuti sulle pagine di ricerca di Google.

Un altro vantaggio è che il nostro CTR può migliorare perché, come sappiamo, le pagine di risultati di Google sono zeppe di testo e quindi l’attenzione di un lettore potrebbe essere attirata più verso un risultato che con qualche elemento visivo (fotografia dell’autore).

Come faccio ad attivare questa funzione?
L’implementazione del markup di “paternità” in un sito è estremamente semplice e il tutto non dovrebbe richiedere più di qualche minuto (via labnol).

1. Creare una pagina “About Me/Chi siamo” sul nostro blog e collegarla alla propria pagina di profilo Google.
Durante la creazione del collegamento ipertestuale alla pagina del tuo profilo di Google, ricorda di aggiungere rel = “me” per il collegamento come indicato di seguito.

2: Assicurarsi che tutte i post e le pagine scritte includano un link alla pagina “Chi siamo. Questo collegamento ipertestuale dovrebbe avere il attributo rel = “autore”, come indicato di seguito.

3: Accedere al proprio account Google Profiles e sotto i link, aggiungere un nuovo link personalizzato che punti alla pagina “Chi siamo”, spuntando l’opzione che dice “Questa pagina è specificamente su di me”.

Ci siamo! Ora non resta che attendere che Google effettui di nuovo la scansione dei nuovi contenuti e quindi possa verificare i nuovi links. Aprire lo strumento ricco di frammenti e di copia-incollare l’URL di uno dei tuoi racconti recente nella casella di anteprima. Se i risultati dicono autore verificato (vedi screenshot seguente), è tutto pronto.

Con l’introduzione di Google+ sono cominciati ad apparire nei risultati di ricerca anche informazioni riguardanti le cerchie, come mostrato nello screenshot (via labnol).
Probabilmente le cerchie di Google rappresentano un segnale della popolarità e dell’influenza dell’autore, proprio come i followers su Twitter o i fan delle pagine di Facebook.