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L’egosurfing è da sempre una delle pratiche più utilizzate da utenti di tutti il mondo. E nell’ultimo anno, con l’esplosione dei social networks e il potere della condividisione in rete, sembra essere decaduta la tendenza all’anonimato sul web. Al contrario stiamo imparando a verificare cosa il web dice di noi, in particolare cosa Google dice di noi!
Dal dicembre 2007 Google ha introdotti i profili, che si possono creare gratuitamente se si dispone di un account utente, e in cui si possono condividere alcune informazioni personali (prima pochi dati, ma attualmente anche foto aggregate da Picasaweb, Flickr o altri servizi, link alle nostre pagine Web, la città in cui viviamo, quello che ci piace, info di contatto e così via…).

google ricerca profili
Proprio ieri, per un paio d’ore, nella versione internazionale ‘google.com‘ la ricerca di un nome di qualsiasi persona mostrava in fondo alla pagina i link ai profili degli utenti corrispondenti, con tanto di foto in miniatura. Nell’esempio “fotografato” da Dirson, questo tipo di risultato comprende una serie di informazioni personali dell’utente, che a loro volta includono link alle pagine personali, blog e profili dei social networks, e persino la possibilità di inviare un messaggio privato attraverso un modulo (mantenendo privato l’indirizzo e-mail).
Ovviamente la piena integrazione dei profili di Google nei propri risultati di ricerca sarà una bella minaccia per altri servizi web, in primis Facebook, la cui ascesa nei risultati di ricerca è stata molto rapida, tanto da conquistare spesso la prima posizione nelle SERP.
Da quello che si legge in giro, la ricerca dei profili è stata attiva per qualche ora negli USA, ma in Italia sembra ancora inattiva; per conoscenza, se avete già un account di Google, le informazioni veicolate in un profilo si modificano qui. Tra le impostazioni, è possibile deselezionare l’inclusione nelle ricerche e dunque l’utente può scegliere di mantenere il profilo privato. Per quanto riguarda le informazioni di contatto, è anche possibile selezionare uno specifico gruppo di utenti con cui condividere questo genere di dati.
Se Google continuerà a promuovere ed arricchire le pagine dei propri utenti, dovremmo forse aspettarci una specie di “social stream” anche nelle pagine dei risultati di ricerca, attraverso cui saranno monitorate la presenza e le attività generate dalle persone sui servizi online (dove sono, cosa faccio, cosa programmo, qual è il mio status)?