Il giro del Googleplex in 200 secondi
ATTENZIONE: Questo articolo è stato scritto circa 4 anni fa. Alcuni links e argomenti trattati potrebbero non essere più validi.
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Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando, il primo di Aprile, Google lanciava la sua nuova webmail!
Anno dopo anno, Google ci ha abituati ad aspettarci qualche divertente April Fools hoax, anche se nessun vero prodotto è stato più lanciato come avvenne per Gmail, all’epoca troppo ricca di funzioni per pensare che si trattasse di un’applicazione realmente disponibile.
La bufala di quest’anno ha attraversato un vasto insieme di prodotti Google e si chiama CADIE (Cognitive Autoheuristic Distributed-Intelligence Entity) – il primo cluster operativo di apprendimento neuro-evolutivo su scala mondiale.
Da ormai diversi anni un piccolo gruppo di ricerca si occupa di alcuni problemi complessi nell’ambito della rete neurale, del linguaggio naturale e della risoluzione autonoma dei problemi.
Lo scorso autunno questo gruppo ha raggiunto un importante traguardo: una nuova e potente tecnologia per la risoluzione dei problemi di apprendimento per rinforzo, che ha dato vita al primo cluster operativo di apprendimento neuro-evolutivo su scala mondiale.
CADIE ha fatto una capatina su tantissime applicazioni, tra cui Google Immagini, YouTube, Google Docs, Picasa, Google Analytics, Google Code, Knol, Google Ricerca Libri, e persino sul suo stesso blog che ha creato dopo aver analizzato il web e capito come progettare un’interfaccia web “ottimale”.
Diversi altri scherzi in ordine sparso:
1) YouTube è stata capovolta, secondo una teoria che sostiene che i monitor diano la loro miglior performance a testa in giù.
2) Google Chrome rende il web in 3D, con tanto di istruzioni di montaggio dei noti occhiali.
3) Gmail inserisce il pilota automatico
CADIE può rispondere per voi alla posta elettronica: analizza le e-mail e auto-formula una risposta sulla base dei messaggi precedenti.
4) Picasa aggiunge la funzione per gli occhi rossi: certo, è facile da rimuovere gli occhi rossi dalle foto, ma se fosse necessario aggiungerli?
Stando alle email ricevute e alle conversazioni innescate sui vari sn, quest’anno poi non solo Google si è lanciato in pesci d’Aprile: anche noi, ad esempio, siamo stati nominati da Slideshare delle RockStar, con tanto di congratulazioni per le oltre 100 mila views delle presentazioni!
Date un’occhiata su Techcrunch per tutte le altre bufale del 2009!
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Flickr easter egg
Tra le tante curiosità natalizie quest’anno il team Flickr ha deciso di conciarci per le feste!
In qulasiasi fotografia pubblicata, se andiamo ad aggiungere una nota con un testo specifico vediamo comparire una buffa sorpresa: scrivendo infatti (senza virgolette) “ho ho ho beard” nel riquadro della nota appare una folta barba da Babbo Natale, mentre digitando “ho ho ho hat” possiamo aggiungere alla foto il classico cappello rosso.
E non è finita qui.
Possiamo anche far cadere tanti fiocchi di neve nella finestra del browser aggiungendo ?snow=1 alla fine dell’URL di una foto pubblicata, come in questo caso!
via Lifehacker
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E’ sempre più frequente trovare in rete applicazioni che, oltre ai pensieri ed alle storie raccontate tramite blog, ci permettono di esprimere un micro-messaggio in pochi caratteri o, addirittura in simboli grafici, visivi o sonori.
Il mood, ovvero lo stato d’animo (che è diverso dalle emozioni in sè perchè, per dirla alla Wikipedia esso è “meno specifico, spesso meno intenso e più duraturo) è una variabile estremamente personale che sta emergendo anche sul web come forma estrema di microblogging, attraverso servizi dedicati come spiegava Feba durante il MicroCamp.
La maniera più classica ed utilizzata per esrimere il mood prende spunto dalla teoria dei colori, come nel caso di Moodjam, Emotionr e MoodMill; IRateMyDay va oltre, associando allo stato d’anima una faccina con altrettante espressioni.
Altro modo per far “parlare” il nostro status emozionale è la musica: alzi la mano chi non sceglie cosa ascoltare in base allo stato d’animo o, al contrario, non si lascia influenzare emotivamente dalle note che accompagnano i nostri pensieri.
In base al mood, ad esempio, possiamo scegliere la musica da ascoltare in Musicovery. Oppure possiamo utilizzare una canzone per rappresentare il modo in cui ci sentiamo, corredata da un’emoticon e, a scelta, da una parola che condensa in poche lettere il nostro status. E’ il caso dell’ultimo nato Muzicons (music+emoticon), un sito dove si può creare in pochissimi step un widget che può essere personalizzato per abbinarsi meglio al nostro feeling e, ovviamente, può essere inserito tra le varie amenità del blog facendo un semplice copia/incolla del codice generato.
Al momento io mi sento così:
via Mashable
ATTENZIONE: Questo articolo è stato scritto circa 5 anni fa. Alcuni links e argomenti trattati potrebbero non essere più validi.
Ogni tanto ci scappa di salvare nei segnalibri anche qualche passatempo, soprattutto quelli più curiosi. E Googolopoly merita il posto a pieni voti (via TechCrunch).
Con questa ironica metafora del web attuale, Box.net lancia un PDF scaricabile da stampare e comporre, che applica le regole classiche del monopoly in versione geek: se Google possa o meno conquistare il web, avanzando con acquisizioni e stock options siete voi a deciderlo, tirando i dadi e sperando di pescare dal mazzo una delle carte “I’m feeling lucky”.
Requisiti: tempo da perdere e buona conoscenza della lingua inglese.
Altra curiosità per enigmisti incalliti è il cruciverba partecipativo che ha fatto la sua comparsa in Flickr; un pool raccoglie scansioni di cruciverba che gli utenti collaborano a risolvere attraverso l’uso delle note sulle foto: chi comincia in italiano?
Amanti dello Scarabeo trovano pane per i loro denti su Scrabulous (registrazione obbligatoria) dove ci si può sfidare ai tavoli oppure giocare in solitaria, magari per allenarsi un pò.
Nessun bisogno della lingua inglese invece per alcuni dei miei solitari preferiti (via downloadblog), il Mahjong, e per l’ormai celebre Sudoku, anche in versione sperimentale colorata.
Have fun!
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Una sorta di meme spontaneo è letteralmente esploso nella blogosfera italiana: nell’era del digitale, della condivisione e della socialità, Muxtape ha trovato terreno fertile per diffondersi a macchia d’olio e trascinare migliaia di utenti nella creazione di una playlist personale di brani musicali da pubblicare e far ascoltare sul web.
Il funzionamento di Muxtape è elementare: si registra il proprio account, si selezionano una per volta fino a 12 Mp3 non più grandi di 10 MB ciascuno, si aggiustano i titoli e organizzano i brani e la playlist è già pronta per essere condivisa tramite un URL personale, sottoscrivibile anche via Feed.
Sarà forse perchè ci ha fatto tornare alla memoria la vecchia arte di “fare una cassetta”, o per la sua semplicità senza fronzoli ma anche per i suoi limiti, che impongono l’upload di un solo brano alla volta (il che, come dice Kurai, ci costringe ad una selezione accurata dei pezzi della playlist), ma di fatto Muxtape ha catturato l’attenzione di una folta schiera di bloggers italiani, i quali ci stanno regalando compilation (più o meno note) a go go.
La cosa curiosa è che proprio negli stessi giorni ha fatto la sua comparsa online un altro servizio molto simile, Mixwit, che allo stesso modo consente di creare un mix musicale da pubblicare sul web: si possono inserire URL di brani già pubblicati oppure cercarli attraverso famosi motori di ricerca musicali; in più, inoltre, si può personalizzare l’aspetto della cassetta prima di condividerla col resto del web. Eppure niente, di Mixwit nessuna traccia!
Noi, per par condicio, abbiamo testato entrambi e, almeno nel nostro caso, Mixwit ci ha dato non poche grane con la musica cercata, che nella maggior parte dei casi non era possibile riprodurre per problemi sconosciuti: cascati anche noi nella rete del Muxtape, vi lasciamo in compagnia di un pò di musica per cominciare la nuova settimana: la playlist è “soft” e un pò romantica (inutile dire che è opera di Silvia)…
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Abituati da Google ad aspettarci qualche simpatica sorpresa per il I° aprile, quest’anno vediamo propinarci il fantomatico Progetto Virgle: big G + Virgin insieme per lanciare un progetto di popolamento di Marte (visto che la Terra sta andando a rotoli e dobbiamo trovare un piano B).
A parte la solita dedizione nella realizzazione dello scherzo, che ovviamente ha avuto il proprio post di lancio ufficiale, la pagina del progetto con tanto di video di Sergey, le FAQ ed il test per verificare la propria attitudine a vivere sulla luna, lo scherzo è talmente irreale da non avere nemmeno un briciolo di credibilità.
Giovy segnala anche gDay, la “proposta” di Google Australia di cercare nel futuro, ovvero effettuare queries di contenuto prima che esso venga creato…
Ci dispicerebbe invece se fosse uno scherzo la notizia dell’arrivo offline di Google Docs: pare infatti che Google stia finalmente implementando Google Gears anche nei documenti, oltre che su GReader, il che consentirebbe agli utenti di sincronizzare le modifiche ai documenti tra la attività cone senza connessione ad internet.
Speriamo che, bufale a parte, questa sia la vera novità, come fu nel 2004 per la nascita di Gmail, ve lo ricordate?